19 August 2019

Sanzioni per operazioni inesistenti: definizione agevolata liti pendenti

Con la Risposta ad interpello n. 113 del 19 aprile 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che ai fini della definizione agevolata della controversia tributaria riguardante l’atto con il quale sono irrogate le sanzioni per il comportamento antigiuridico di deduzione dei costi o delle spese riferite a operazioni inesistenti, deve essere presentata autonoma richiesta di definizione agevolata rispetto all’atto di accertamento delle maggiori imposte

IL CASO
L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti del contribuente contestando sia l’utilizzo di fatture d’acquisto per operazioni oggettivamente inesistenti, sia l’emissione di fatture aventi ad oggetto gli stessi beni e servizi di cui alle predette fatture d’acquisto. Quindi ha irrogato le sanzioni amministrative collegate ai tributi IVA ed IRES per infedeltà delle dichiarazioni presentate e indebita detrazione dell’IVA.
In riferimento alle fatture relative alle operazioni inesistenti, inoltre, ha irrogato una sanzione amministrativa per “comportamento antigiuridico” corrispondente al 25% dell’importo dei costi indeducibili, riportati nelle fatture d’acquisto ritenute false.
Il contribuente ha impugnato sia gli avvisi di accertamento che i corrispondenti atti di irrogazione sanzioni.
Considerato che i relativi giudizi pendono dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, si chiede se ai fini della definizione agevolata delle controversie tributarie, le sanzioni per “comportamento antigiuridico” possano considerarsi “collegate ai tributi” recuperati a tassazione con i separati avvisi di accertamento, e quindi automaticamente definite per effetto della definizione riferita ai medesimi avvisi di accertamento, oppure rientrino tra gli atti che vanno definiti in via autonoma con il pagamento del 40% delle sanzioni in contestazione.

PARERE DEL FISCO
In tema di definizione agevolata delle controversie tributarie, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che nelle ipotesi di accertamento relativo all’utilizzo di fatture d’acquisto per operazioni oggettivamente inesistenti, l’atto con il quale sono irrogate le sanzioni proporzionali all’importo dei costi indeducibili riportati nelle fatture d’acquisto false, per “comportamento antigiuridico”, non può ritenersi automaticamente definito per effetto della definizione della controversia dell’atto di accertamento delle maggiori imposte.
In tal caso è necessario presentare apposita domanda di definizione agevolata prevista per le controversie relative a sanzioni non collegate ai tributi cui si riferiscono.
La disciplina in materia di definizione agevolata delle controversie tributarie prevede la possibilità di definirle con il versamento di un importo correlato al valore della lite, in base allo stato e al grado del giudizio. Maggiori sono le probabilità di vittoria del contribuente, minore è il costo della definizione.
La stessa procedura, tuttavia, distingue le controversie riguardanti l’accertamento di maggiori tributi, rispetto a quelle riguardanti atti di irrogazione sanzioni non collegate ai tributi.
Nel primo caso (accertamento di maggiori tributi), la controversia può essere definita con il pagamento di una percentuale del valore della controversia, che varia in base allo stato e al grado del giudizio, con automatica esclusione delle sanzioni e degli interessi.
Nella seconda ipotesi (sanzioni non collegate ai tributi), la controversia può essere definita con il pagamento di una somma pari al 15 per cento del valore della controversia in caso di soccombenza dell’Agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare, sul merito o sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, ovvero pari al 40 per cento del valore di lite negli altri casi.
Orbene, con riferimento all’accertamento riguardante l’utilizzo di fatture d’acquisto per operazioni oggettivamente inesistenti, oltre alla contestazione dei maggiori tributi correlati alla indebita deduzione e detrazione relativa alle false fatture, è prevista l’irrogazione di un specifica sanzione amministrativa per “comportamento antigiuridico” (consistente nella deduzione di costi e spese sostenuti in relazione a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati) dal 25 al 50 per cento dell’ammontare dei componenti negativi indeducibili indicati nella dichiarazione dei redditi.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che ai fini della definizione agevolata delle controversie tributarie, tali sanzioni si considerano non collegate ai tributi cui si riferiscono, e pertanto devono ritenersi definibili in via autonoma rispetto all’accertamento dei maggiori tributi, con il pagamento di una somma del 15 ovvero del 40 per cento del valore della lite, in base allo stato e al grado del giudizio.